13 agosto 2026
PNG, JPG, WebP o SVG: quale formato scegliere
Quattro formati, quattro mestieri: quando serve la trasparenza, quando conviene il vettoriale, e perché il file più piccolo non è sempre quello giusto.

Quando premi «Salva», l'editor ti fa una domanda che sembra un dettaglio tecnico e non lo è: in che formato. Sbagliare non dà errore — il file si scarica e sembra a posto. Te ne accorgi dopo, quando il logo che doveva stare su fondo colorato arriva con un rettangolo bianco intorno, o quando una locandina da due megabyte non entra in un'email.
La risposta corta
- Una fotografia, e basta: JPG.
- Un disegno, un logo, uno schema, o qualsiasi cosa debba avere lo sfondo trasparente: PNG.
- La stessa cosa, ma destinata a un sito: WebP.
- Un logo o un'icona che dovrà essere ingrandita chissà quanto: SVG.
Il resto dell'articolo spiega perché, e soprattutto che cosa si rompe quando si sceglie l'altro.
PNG — quello che non butta via niente
Il PNG comprime senza perdere: i pixel che rimetti fuori sono esattamente quelli che avevi messo dentro, anche dopo dieci salvataggi di fila. Ed è quello che sa dire «qui non c'è niente», cioè la trasparenza. È il motivo per cui un logo si esporta in PNG: su una pagina rossa deve restare un logo, non un francobollo bianco.
Il prezzo lo paga sulle fotografie. Non perdere niente vuol dire descrivere ogni sfumatura una per una, e una foto è fatta quasi soltanto di sfumature: lo stesso scatto in PNG pesa parecchie volte il suo JPG senza che si veda meglio.
JPG — quello nato per le fotografie
Il JPG butta via delle informazioni, ed è esattamente il suo mestiere: butta via quelle che l'occhio non nota, e in una fotografia sono tantissime. Su una foto il risultato è ottimo e il file è piccolo.
Su un disegno no. Dove il colore cambia di colpo — il bordo di una lettera, la linea netta di un logo — la compressione lascia un alone sporco, e più si stringe più si vede. E il JPG non conosce la trasparenza: quello che era vuoto diventa bianco.
C'è una seconda trappola, più lenta: ogni volta che riapri un JPG e lo risalvi, butta via un altro po'. Un file passato per cinque modifiche non torna più indietro. Se un lavoro dovrà essere ripreso, il file di lavoro non è il JPG.
WebP — la stessa immagine, molto più leggera
Il WebP fa tutti e due i mestieri: sa comprimere con perdita come il JPG e senza perdita come il PNG, e in entrambi i casi conosce la trasparenza. A parità di resa il file è più piccolo, e la differenza non è di poco.
Un esempio che puoi controllare da solo, perché è in questa pagina: la copertina qui sopra è larga 1200 × 630, la serviamo in PNG e pesa 66 kB. Una versione WebP a qualita 90 pesa circa 28 kB — meno della meta, con una resa visivamente equivalente ma non con pixel identici.
E allora perché non serviamo il WebP? Per un limite nostro, e conviene scriverlo invece di nasconderlo: il programma con cui disegniamo le anteprime per i social non sa aprire i WebP — gliene abbiamo dato uno e si è fermato con un errore. Finché non lo sistemiamo, questa copertina resta un PNG. È il genere di vincolo che decide un formato molto più spesso della teoria.
C'è un ultimo numero che vale la pena guardare: la stessa copertina in JPG pesa 51 kB, cioè meno del PNG che ti stiamo servendo. Non l'abbiamo scelto lo stesso, perché sui bordi netti delle lettere — «PNG», «WebP» — il JPG lascia gli aloni di cui sopra. Il file più piccolo non è automaticamente quello giusto.
SVG — quando il disegno deve poter crescere
Gli altri tre sono griglie di pixel: oltre una certa dimensione si sgranano. L'SVG no, perché non contiene pixel — contiene le istruzioni per ridisegnare: questa linea, questo cerchio, questo colore. Lo stesso file va bene per un'icona da 16 pixel e per un manifesto lungo tre metri, e di solito è piccolissimo.
Vale per i disegni: loghi, icone, schemi, grafici. Non per le fotografie — una foto dentro un SVG resta una foto infilata in un contenitore vettoriale, e non ci guadagna niente.
In breve
| Formato | Trasparenza | Il suo mestiere |
|---|---|---|
| PNG | sì | loghi, schermate, tinte piatte |
| JPG | no | fotografie |
| WebP | sì | tutto ciò che finisce su un sito |
| SVG | sì | loghi e icone, a ogni misura |
E al contrario, perché conta almeno altrettanto: il JPG non va sui testi e sui loghi, il PNG non va sulle fotografie grandi, l'SVG non va sulle fotografie. Il WebP lo aprono tutti i browser di oggi, ma non tutti i programmi da scrivania: se il file deve finire in mano a qualcun altro, chiedi prima.
L'errore che abbiamo fatto noi
Vale la pena raccontarlo, perché è invisibile e capita anche ai programmi seri. Fino al 26 luglio 2026 il nostro «Salva JPG» scaricava un PNG con l'estensione .jpg. La causa sta in una sigla: il tipo si scrive image/jpeg, e chiedere image/jpg non produce un errore — chi riceve la richiesta non riconosce la sigla e restituisce un PNG in silenzio. Il file si apriva benissimo, pesava parecchie volte il dovuto, e qualche programma che guarda dentro il file invece del nome lo rifiutava.
L'abbiamo corretto, e con la correzione è arrivata una regola: dopo aver chiesto un formato si controlla che sia arrivato quello. Se il tuo browser non sapesse produrre un WebP, Immaginia te lo dice invece di darti un PNG travestito.
Come si salva in Immaginia
Dal menu di salvataggio trovi PNG, PNG con sfondo trasparente, JPG, WebP e SVG — e per i documenti il PDF, per le presentazioni il PowerPoint. Il PDF ha due varianti, e la differenza è reale: «standard» è leggera, per mandarlo via email; «stampa» ridisegna tutto a tripla risoluzione, perché su carta la differenza si vede. L'SVG è vettoriale davvero, non un PNG rinominato.
Nel dubbio: PNG per i disegni, JPG per le fotografie, WebP quando la destinazione è un sito. E se il risultato ti sembra sbagliato, lo è — questi difetti si vedono a occhio, non serve un programma per misurarli.